Per quanto riguarda le mansioni ingiuste, la legge tutela i lavoratori attraverso specifici principi e norme, con l’obiettivo di preservare la dignità professionale, la salute e la sicurezza. Le situazioni più comuni che rientrano in questa categoria sono la demansionamento e il mobbing, ma ci sono anche altre casistiche.
Demansionamento
Il demansionamento si verifica quando un lavoratore viene adibito a mansioni inferiori rispetto a quelle per cui è stato assunto o a quelle di sua più recente acquisizione. In Italia, la normativa di riferimento è l’articolo 2103 del Codice Civile, modificato dal Jobs Act (D.Lgs. 81/2015).
Cosa dice la legge:
- Regola generale: Il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle equivalenti.
- Deroga al demansionamento: La legge prevede eccezioni in cui il demansionamento è legittimo, ad esempio in caso di riorganizzazione aziendale che incide sulla posizione del lavoratore. Tuttavia, anche in questi casi, le mansioni inferiori devono essere riconducibili alla stessa categoria legale e livello di inquadramento e non devono compromettere la professionalità del lavoratore. Inoltre, il patto di demansionamento deve essere stipulato per iscritto e in sedi protette (es. sindacato, commissione di conciliazione).
- Danno risarcibile: Se il demansionamento è illecito, il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno professionale, patrimoniale e non patrimoniale.
Mobbing
Il mobbing è un insieme di comportamenti ostili e vessatori, protratti nel tempo, posti in essere da uno o più superiori o colleghi, volti a isolare e sminuire il lavoratore, causando un danno psicofisico.
Cosa dice la legge:
- Assenza di una legge specifica sul mobbing: A differenza di altri Paesi, in Italia non esiste una legge che definisca e sanzioni in modo specifico il mobbing. La tutela viene ricercata attraverso l’applicazione di altre norme.
- Tutela costituzionale e civile: Il lavoratore può ricorrere all’articolo 2087 del Codice Civile, che impone al datore di lavoro l’obbligo di tutelare l’integrità psicofisica dei propri dipendenti. L’azione legale si basa sulla richiesta di risarcimento del danno biologico, morale ed esistenziale.
- Tutela penale: Se i comportamenti vessatori assumono rilevanza penale (es. lesioni, stalking, minacce), il lavoratore può sporgere querela.
Quando rivolgersi a un avvocato
È fondamentale rivolgersi a un avvocato specializzato in diritto del lavoro non appena si sospetta di essere vittima di mansioni ingiuste, demansionamento o mobbing. L’assistenza legale è cruciale per diversi motivi:
- Valutazione della situazione: Un avvocato esperto può valutare la situazione specifica e determinare se ci sono i presupposti legali per un’azione giudiziaria. Non tutte le modifiche alle mansioni sono illecite e l’avvocato può distinguere tra un legittimo demansionamento e una condotta illegittima.
- Raccolta delle prove: La prova è la base di ogni azione legale. L’avvocato può indicare quali documenti e testimonianze sono utili per sostenere la propria tesi in giudizio. Le prove possono includere:
- Contratto di lavoro e buste paga.
- Descrizioni delle mansioni svolte prima e dopo la presunta ingiustizia.
- E-mail, messaggi, o documenti che attestano le nuove mansioni.
- Certificati medici che documentano danni alla salute (stress, ansia, depressione) causati dalla situazione lavorativa.
- Testimonianze di colleghi, ex colleghi o conoscenti.
- Tentativo di conciliazione: Prima di intraprendere un’azione legale, l’avvocato può tentare una soluzione bonaria con il datore di lavoro. Questo può avvenire tramite una lettera formale o in sedi protette come la Direzione Territoriale del Lavoro.
- Azione giudiziaria: Se la conciliazione fallisce, l’avvocato avvia un’azione giudiziaria per chiedere:
- Reintegrazione nelle mansioni corrette: Il giudice può ordinare al datore di lavoro di riassegnare il lavoratore alle mansioni originarie o equivalenti.
- Risarcimento del danno: Viene quantificato il danno subito dal lavoratore, che può essere di natura patrimoniale (perdita di retribuzione, mancato guadagno) e/o non patrimoniale (danno esistenziale, biologico e morale).
Tempi e prescrizione
I diritti del lavoratore sono soggetti a termini di prescrizione. Per le pretese economiche (es. differenze retributive), il termine è generalmente di 5 anni. Per le azioni relative a demansionamento e mobbing, i tempi possono variare e dipendono dal tipo di danno richiesto. È fondamentale non aspettare troppo tempo e rivolgersi tempestivamente a un legale per non rischiare di perdere i propri diritti.
In sintesi, la legge offre al lavoratore strumenti di tutela contro le mansioni ingiuste. La complessità della materia e la necessità di raccogliere prove solide rendono l’assistenza di un avvocato specializzato un passo indispensabile per far valere i propri diritti e ottenere giustizia e rimborsi.

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