A meno di 24 ore dal tragico infortunio mortale che ha colpito lo stabilimento, il sito siderurgico di Taranto (ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia) torna al centro della cronaca per una grave criticità impiantistica. Nella mattinata di oggi, martedì 13 gennaio 2026, si è verificata l’ennesima fuga di gas, preceduta da altri due episodi analoghi avvenuti durante il turno notturno.
La dinamica e l’allarme
L’attivazione delle sirene di emergenza ha imposto l’immediato allontanamento di tutti i lavoratori dall’area interessata. Sebbene non si registrino feriti o intossicati, l’episodio solleva pesanti interrogativi sulla tenuta degli impianti.
L’allarme è stato documentato in tempo reale da testate locali e rilanciato con forza sui canali social. Luciano Manna (ambientalista tarantino, fondatore di Veraleak) ha denunciato pubblicamente la discrepanza tra le procedure amministrative e la realtà di fabbrica, sottolineando come l’azienda avesse comunicato l’avvio degli interventi sull’altoforno 2 già lo scorso 16 dicembre presso il Suap, chiedendo un intervento ispettivo immediato della Procura e della Prefettura.
La posizione dei delegati alla sicurezza
I rappresentanti per la sicurezza (RLS/RLST) di Fim, Fiom e Uilm hanno formalizzato una richiesta di incontro urgente con le autorità competenti. La preoccupazione principale riguarda la natura del rischio:
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- Invisibilità del pericolo: Il gas disperso è inodore, rendendo l’esposizione non percepibile dai lavoratori senza l’ausilio di strumentazione adeguata.
- Continuità operativa: Nonostante il rapido intervento di ripristino da parte dei tecnici aziendali, i sindacati esigono garanzie che l’attività prosegua solo in presenza di condizioni certificate di “piena sicurezza”.
”La sicurezza dei lavoratori non può essere gestita in costante regime di emergenza. Chiediamo trasparenza assoluta sulla natura di questi guasti ripetuti.” — Nota congiunta Fim, Fiom, Uilm.
- Nota tecnica: Questo nuovo incidente conferma una criticità sistemica nella manutenzione degli impianti, aggravata da una sequenza di eventi (tre fughe in meno di 12 ore) che suggerisce una fragilità strutturale non più ignorabile.

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