Dispositivo anticaduta su corda: Guida operativa al sistema UNI EN 353-2
Un approfondimento tecnico a cura della redazione di Notiziario Sicurezza by arch. Antonio D’Avanzo.
La sicurezza nei lavori in quota passa inevitabilmente per la profonda conoscenza dei Dispositivi di Protezione Individuale. Oggi analizziamo nel dettaglio uno degli strumenti più versatili e utilizzati nei cantieri e nelle manutenzioni industriali: il sistema normato dalla UNI EN 353-2, ovvero il dispositivo anticaduta di tipo guidato comprendente una linea di ancoraggio flessibile.
Scopriamo come funziona, da cosa è composto e quali sono le regole ferree per il suo corretto utilizzo.
Che cos’è il sistema UNI EN 353-2?
La norma UNI EN 353-2 definisce i requisiti per un sistema progettato per mettere in sicurezza un lavoratore durante i movimenti verticali o su piani molto inclinati. Il sistema permette all’operatore di muoversi liberamente in salita e in discesa accompagnandolo nello scorrimento; tuttavia, in caso di accelerazione improvvisa verso il basso, il meccanismo si blocca istantaneamente sulla fune.
Attività di utilizzo
Essendo un sistema portatile e altamente versatile, il sistema UNI EN 353-2 viene utilizzato in tutti quegli scenari dove serve mobilità verticale ma mancano protezioni collettive permanenti. Tra le attività più comuni:
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Lavori su coperture e tetti a falda inclinata.
- Realizzazione e manutenzione di impianti fotovoltaici e solari termici.
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Fasi di montaggio, smontaggio o modifica di ponteggi.
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Manutenzione su pali, tralicci elettrici o antenne di telecomunicazione.
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Calate per accesso a spazi confinati o pozzi.
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Messa in sicurezza temporanea su scale a pioli non protette.
Sistema anticaduta o di trattenuta?
È fondamentale chiarire che si tratta primariamente di un sistema anticaduta. Il suo scopo tecnico, per il quale viene testato e certificato, è quello di arrestare una caduta libera in atto e limitare la forza di arresto trasmessa al corpo del lavoratore (mantenendola sotto la soglia dei 6 kN).
Tuttavia, con la corretta regolazione, può essere impiegato preventivamente come sistema di trattenuta. Se l’operatore posiziona il dispositivo sulla fune in modo tale che la lunghezza massima del sistema gli impedisca fisicamente di raggiungere il bordo del vuoto, il dispositivo agisce in trattenuta. Nonostante questo utilizzo, la classificazione e le prestazioni strutturali rimangono quelle di un sistema anticaduta.
Il cuore del sistema: il dispositivo guidato su fune
Il “dispositivo di tipo guidato” (spesso chiamato in gergo tecnico “carrello” o “bloccante”) è l’elemento che fa da intermediario diretto tra l’operatore e la linea di ancoraggio flessibile e ha la responsabilità materiale di arrestare la caduta.
L’anatomia del dispositivo
Il dispositivo è un blocco meccanico compatto costituito da:
- Corpo principale (Carter): L’involucro esterno, in acciaio inossidabile o leghe di alluminio, progettato per resistere a sollecitazioni estreme.
- Meccanismo di bloccaggio (Camma eccentrica): Il “freno” del sistema. Un pezzo metallico sagomato che ruota su un perno.
- Anello di connessione: Il punto di attacco all’imbracatura, meccanicamente vincolato alla camma di bloccaggio.
- Sistema di apertura a doppia sicurezza: Meccanismo che richiede due azioni volontarie e consecutive per aprire il carter e inserire la fune, evitando aperture accidentali.
Come funziona un dispositivo guidato su corda?
Il funzionamento si basa sul principio dell’attrito e dello schiacciamento calibrato:
- Fase di scorrimento: Durante i movimenti normali, lo spazio interno lascia scivolare liberamente la fune nel carter.
- Fase di emergenza: In caso di caduta, la brusca trazione verso il basso sull’anello di connessione fa scattare istantaneamente la camma eccentrica verso l’interno, andando a “pinzare” la fune contro la parete opposta del carter. Maggiore è la forza applicata verso il basso, maggiore sarà la pressione esercitata sulla corda, arrestando la discesa in una frazione di secondo.
I dispositivi in commercio si dividono principalmente in automatici (seguono l’operatore fluidamente) e a posizionamento manuale (utili come trattenuta, scorrono in salita ma si bloccano in discesa a meno di un intervento dell’operatore).
I componenti: un sistema inscindibile
Un sistema UNI EN 353-2 completo lavora in sinergia ed è composto da elementi che non possono essere separati:
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- Linea di ancoraggio flessibile: La corda in materiale sintetico o la fune metallica, dotata di asola per l’ancoraggio superiore e spesso di un contrappeso inferiore.
- Dispositivo anticaduta guidato: Il carrello sopra descritto.
- Assorbitore di energia: Spesso integrato nel cordino di collegamento, indispensabile per dissipare l’energia dell’impatto.
- Connettori (UNI EN 362): I moschettoni per vincolare la linea all’ancoraggio strutturale e il dispositivo all’imbracatura (UNI EN 361).
La regola d’oro: Il dispositivo guidato e la linea flessibile vengono testati, omologati e venduti insieme. La camma di bloccaggio è calibrata al millimetro. Inserire il dispositivo su una fune di diametro, elasticità o marca differenti da quelli previsti dal fabbricante significa alterare questo equilibrio, col rischio di uno scivolamento fatale o del tranciamento della corda.
Differenza tra UNI EN 353-2 e UNI EN 353-1
Per evitare confusioni operative, è utile ricordare la differenza sostanziale rispetto all’altra normativa della stessa famiglia:
- UNI EN 353-2 (Linea Flessibile): È un sistema generalmente portatile e temporaneo, ancorato in alto e lasciato pendere (funi sintetiche o cavi flessibili).
- UNI EN 353-1 (Linea Rigida): È un sistema permanente in cui la linea di ancoraggio è un profilo metallico rigido (binario) o una fune metallica fortemente tesa e fissata strutturalmente a intervalli regolari (es. su scale prefissate di pale eoliche o piloni).
Ambiti di applicazione e regole d’uso
Essendo portatile e versatile, il sistema UNI EN 353-2 viene utilizzato per lavori su coperture e tetti a falda inclinata, nelle fasi di montaggio o modifica di ponteggi (prima che le protezioni collettive siano del tutto operative), per manutenzioni su pali, tralicci e antenne, o per calate in spazi confinati.
Per garantire la sicurezza, l’operatore deve rispettare regole precise:
- Ancoraggio idoneo: Fissaggio a un punto certificato (UNI EN 795) da almeno 12 kN, posizionato preferibilmente sopra la testa dell’operatore.
- Calcolo del tirante d’aria: Verificare sempre lo spazio libero sottostante, sommando l’allungamento della fune, l’apertura dell’assorbitore, lo scorrimento prima del bloccaggio e 1 metro di margine di sicurezza.
- Verso corretto: Inserire il dispositivo rispettando la freccia con la scritta “UP” (alto). Un inserimento al contrario rende il sistema inutile.
- Carico singolo: La linea flessibile può essere utilizzata da un solo lavoratore alla volta.
- Ispezione pre-uso: Controllare sempre l’assenza di abrasioni sulla fune, testare lo scorrimento e il blocco della camma e verificare l’integrità dell’assorbitore di energia prima di ogni utilizzo.
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