Basta con la retorica e i funerali di Stato. L’emorragia di vite umane sul lavoro non è una fatalità, ma la conseguenza di un sistema malato. Un sistema in cui lo Stato, con una mano, ci chiede di rispettare le regole del D. Lgs. 81/08, e con l’altra, ci strangola con un costo del lavoro e una pressione fiscale che rendono la sicurezza un lusso per pochi.
Questa logica perversa deve finire. Per ogni vita spezzata, lo Stato non può restare a guardare, ma deve essere chiamato in causa, perché le sue scelte economiche sono una delle cause principali di questa mattanza. La soluzione non è inaspririre le sanzioni, ma cambiare radicalmente approccio: premiare chi si impegna a proteggere i propri lavoratori.
Invece di punire, la soluzione è premiare. Ridurre drasticamente la pressione fiscale e contributiva per le aziende che adottano sistemi di gestione integrata della sicurezza e salute sarebbe il passo fondamentale. Solo rendendo la sicurezza un vantaggio competitivo e non un costo insormontabile, si potrà innescare un circolo virtuoso che porterà a un’autentica cultura della prevenzione e, finalmente, a una diminuzione delle morti bianche.
Immaginiamo un’Italia dove la sicurezza non è un obbligo punitivo, ma un incentivo tangibile. Dove le aziende che investono in prevenzione e salute vedono la loro pressione fiscale alleggerita, e non aumentata. Solo quando lo Stato faciliterà il lavoro, rendendolo meno costoso, potrà pretendere il rigoroso rispetto delle norme. Fino ad allora, le imprese continueranno a rischiare e noi continueremo a contare i morti. È tempo di smetterla di punire e iniziare a incentivare, per costruire un futuro in cui nessuno debba più morire di lavoro.
La Sicurezza Soprattutto, safety first and safety up, un impegno continuo per la vita.
Redazione NotiziarioSicurezza.it: ADMIN

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