La Corte di Appello di Roma condanna l’INPS imponendo il prepensionamento di Giancarlo Musilli, dipendente Atac esposto all’amianto con gravi conseguenze per la sua salute.

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La Corte di Appello di Roma ha emesso una sentenza storica che potrebbe coinvolgere almeno altri 93 ex lavoratori di Acotral, Cotral, Atac e Metro. L’Inps è stata condannata al prepensionamento di Giancarlo Musilli, dipendente Atac dell’officina deposito di Osteria del Curato, conducente di linea per 7 anni (dal 1982 al 1989) e poi macchinista della Metro A per altri 27 anni. Durante questi decenni, l’uomo è stato esposto all’amianto, con gravi conseguenze per la sua salute.

In passato, non si conoscevano appieno le conseguenze dell’amianto sulle persone, un materiale tanto facile da usare quanto letale. Musilli ha respirato l’amianto utilizzato nei rotabili dei convogli della metropolitana, nelle parti meccaniche come guarnizioni e ferodi dei freni e frizioni, oltre che nelle coibentazioni. Dopo lunghe battaglie e grazie all’assistenza legale dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, il dipendente Atac è riuscito a ottenere i benefici contributivi amianto e un aumento del 50% della pensione fino alla data del pensionamento.

Fortunatamente Musilli è ancora in vita e ha visto riconosciuti i suoi diritti. Molte volte, infatti, le sentenze favorevoli in casi analoghi arrivano quando i protagonisti sono già deceduti da anni. Le fibre killer hanno causato a Musilli “solo” placche pleuriche e fibrosi polmonari diffuse. Problemi che solitamente non vengono subito associati all’amianto, noto soprattutto per il mesotelioma pleurico. Pertanto, la sentenza è ancora più importante perché serve a informare sui numerosi rischi connessi all’esposizione all’amianto.

È incredibile che Inail e Inps, che teoricamente dovrebbero sostenere i lavoratori, cerchino spesso di non riconoscere alcuni diritti. Inizialmente, l’Inail aveva respinto la richiesta di riconoscimento della malattia professionale “asbesto correlata”, così come era stato respinto il successivo ricorso amministrativo. Solo grazie all’azione legale dell’Osservatorio nazionale amianto, Musilli ha ottenuto nel 2021 dal Tribunale di Roma un parziale accoglimento delle sue istanze. L’ente è stato condannato al pagamento dell’indennizzo, ma non l’Inps a riconoscere il prepensionamento.

Così Musilli, sempre assistito dall’avv. Bonanni, si è rivolto nuovamente ai tribunali. La Corte di Appello ha appurato che le attività di lavoro erano state svolte senza dispositivi di protezione, come maschere e tute monouso, in ambienti contaminati da polveri e fibre di amianto. Inoltre, il consulente tecnico d’ufficio ha confermato la diagnosi e l’origine professionale di queste malattie (tecnopatie).

Sono 93 i lavoratori che nel corso degli anni si sono rivolti all’Osservatorio. La sentenza apre le porte alla tutela dei diritti di tutte le persone che sono state esposte all’amianto durante il loro lavoro. Le conseguenze della presenza di amianto nelle vecchie officine dell’Atac sono emerse con la comparsa di forme maligne di tumore come il mesotelioma pleurico e altre patologie.

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