Morire d’appalto all’ex Ilva: il sacrificio di Loris Costantino

EX-ILVA

Loris Costantino, 36 anni, vittima del cedimento di una struttura metallica. Area sotto sequestro e sciopero immediato dei lavoratori: «Basta sangue nel siderurgico».

L’ennesima tragedia consumatasi all’interno dello stabilimento ex Ilva di Taranto (ora Acciaierie d’Italia) riaccende con violenza il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, in particolare nel settore della grande industria e degli appalti. La morte di Loris Costantino, 36 anni, non è solo un numero che si aggiunge a una statistica drammatica, ma il sintomo di una fragilità strutturale che sembra non trovare soluzione.

​La Dinamica dell’Incidente: Il Cedimento Strutturale

​Loris Costantino, dipendente della ditta di pulizie Gea Power, stava operando nel Reparto Agglomerato, l’area strategica dove vengono preparati i materiali per la carica dell’altoforno. Secondo le prime ricostruzioni, il decesso è avvenuto a causa del cedimento di una passerella grigliata, che ha provocato una caduta nel vuoto da un’altezza di circa dieci metri.

​Le lesioni riportate al torace e alle braccia sono apparse subito critiche. Nonostante l’operaio fosse giunto cosciente all’infermeria dello stabilimento, il quadro clinico è precipitato una volta arrivato all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, dove i medici non hanno potuto far altro che constatarne il decesso.

​Una Scia di Sangue: Il Precedente del 12 Gennaio

​Ciò che rende questo evento ancora più inaccettabile è la sinistra somiglianza con l’incidente avvenuto solo poche settimane fa. Il 12 gennaio 2026, l’operaio Claudio Salamida ha perso la vita in circostanze quasi identiche: il cedimento di un piano di calpestio presso il convertitore 3 dell’acciaieria 2.

​Questo “effetto fotocopia” solleva interrogativi urgenti:

​Stato della manutenzione: Come è possibile che, a distanza di meno di due mesi, si verifichi un secondo cedimento strutturale letale?

​Gestione degli appalti: Gli operai delle ditte esterne operano in contesti dove il rischio è monitorato adeguatamente?

​Efficacia dei sequestri: Nonostante l’area del primo incidente sia sotto sequestro giudiziario, l’integrità del resto dell’impianto appare compromessa.

​Le Reazioni: “Chi ha responsabilità se ne deve andare”

​La rabbia dei sindacati è esplosa immediatamente dopo la notizia. Michele De Palma, segretario generale della Fiom, ha rilasciato dichiarazioni durissime puntando il dito contro i vertici e la gestione della sicurezza:

​”Non è più tempo di cordoglio, è il tempo delle responsabilità. Chi doveva garantire l’incolumità dei lavoratori e non lo ha fatto deve trarne le conseguenze e andarsene. La vita di un lavoratore non può essere il prezzo del processo produttivo.”

​I sindacati denunciano da tempo un degrado degli impianti dovuto a anni di incertezze societarie e carenza di investimenti nella manutenzione straordinaria, che oggi si manifesta nel modo più tragico possibile.

​Analisi Tecnica: Il Pericolo delle Cadute dall’Alto

​In contesti industriali così vasti e datati, la caduta dall’alto rappresenta la prima causa di infortunio mortale. Il cedimento di un piano di calpestio indica che non si è trattato di un errore umano del lavoratore (come il mancato aggancio di un’imbracatura), ma di un cedimento del sistema di protezione collettiva

Verso una Nuova Mobilitazione

​La magistratura ha già avviato le indagini per omicidio colposo e violazione delle norme antinfortunistiche. Nel frattempo, la città di Taranto e i lavoratori dello stabilimento si preparano a nuove forme di protesta per esigere che la sicurezza non sia più considerata un costo sacrificabile, ma il requisito imprescindibile per ogni attività siderurgica.


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