Questa poesia nasce come gesto di memoria, rispetto e denuncia. È dedicata ad Antonio Picco, uomo, padre, lavoratore, morto tragicamente. A volte le parole tecniche o i numeri non bastano, non bastano a dire il vuoto che lascia una persona amata. Questo componimento vuole accompagnare, con pudore, la famiglia, il figlio, i colleghi, offrendo uno spazio in cui il dolore non sia soltanto privato, ma ascoltato e condiviso. Vuole ricordare che dietro ogni incidente sul lavoro c’è una vita concreta, non una statistica.
Yuleisy Cruz Lezcano
Leggi la Poesia: Dove crollano i nomi
Tra abluzione di ombre rugginose,
scendeva la sera nei capannoni
e tu, Antonio, avevi ancora le mani
sporche di terra e di sangue,
il tuo, il nostro,
il sangue che da sempre alimenta
quest’alfabeto appreso dalle tragedie.
Rossosangue e polvere
come un’unzione oscura,
sui contorni degli occhi
ti sei deterso il futuro –
che nessuno ti restituirà.
Il corvo nero allunga il collo
dalla trave caduta come una sentenza,
e i rantoli non sono solo tuoi,
ma dei mille che respirano ferro
sotto i neon tremanti
di una sicurezza sempre promessa,
sempre negata.
Sulla lavagna polverosa dei conteggi,
non c'è scritto il tuo nome,
solo cifre cieche,
numeri nudi
che non sanno raccontare
il rumore secco
di una vita che crolla.
Ora, Sovizzo è più vuota.
Montecchio ha un lutto in più
che si somma,
che non smette,
che scava.
E tu sei uno dei tanti,
ma eri uno, eri te,
eri carne, respiro, sorriso,
eri padre, titolare, lavoratore,
non un trafiletto di cronaca
né una statistica in calce al bilancio.
Yuleisy Cruz Lezcano

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