Questa poesia è dedicata a Giovanni Cosci, operaio di settantotto anni, morto mentre riparava un letto in una RSA. Racconta una vita di lavoro e dedizione, fino all’ultimo gesto, e insieme vuole dare voce a tutte le morti silenziose che colpiscono uomini e donne oltre una certa età, ancora attivi e vulnerabili. Non è solo cronaca: è memoria, empatia, monito. La poesia cerca di trasmettere il peso del tempo, della fatica, e della fragilità umana, e di rendere visibile ciò che troppo spesso resta nascosto: la brutalità di incidenti evitabili e la necessità di proteggere chi lavora, a qualunque età.
Erano le 18 di venerdì 13 febbraio quando un’infermiera della RSA San Domenico di Pescia (Pistoia) ha lanciato l’allarme: sotto un letto anti decubito della struttura giaceva il corpo senza vita di un uomo. Si trattava del 78enne Giovanni Cosci, sposato, un figlio. Non un ospite della residenza, ma un tecnico ospedaliero in pensione chiamato dal gestore perché i meccanismi di quel letto davano problemi. Per liberarlo dagli ingranaggi che ne avevano intrappolato la testa sono dovuti intervenire i vigili del fuoco. La morte di Cosci ha scatenato un piccolo terremoto politico: il sindaco di Pescia ha scritto agli amministratori dell’Azienda speciale San Domenico perché si attivassero con il gestore della RSA per avere in tempi rapidi un resoconto esaustivo dei fatti. A partire dal motivo per cui ci si fosse rivolti a un pensionato per un intervento tecnico. La magistratura ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo e disposto l’autopsia.
Tutto è in una camera d’attesa,
le briglie del rosario sgranano
settantotto anni,
e il tempo si piega
sulle ginocchia vecchie,
sul respiro pesante
di chi ha dato troppo.
Tra polsi rugosi e sospiri
pesa il piombo delle lancette
e la rete dei fiori di ghiaccio
sulla pelle congelano
fibre di elementi paralizzati
su due occhi stanchi.
Sotto il letto cerca il guasto,
disteso tra pistoni schiaccianti
che lo travolgono.
Il corpo pare una corolla di budella
sul riflettore che mette un mare
di colpe nella nebbia.
Le ossa schiacciate
si contraggono contro
il suolo castigato.
Non si vede più che il profitto
mentre l’uomo soffocato
dai rantoli scompare.
Restano costellazioni nebbiose,
ombre silenziose
abbandonate sulla mimica ingrigita
che riga il viso pagato di livore.

Be the first to comment on "Ombre di normalità di Di Yuleisy Cruz Lezcano"