Dedicata a Giovanni Faniulo
Caduto in un giorno di festa,
non da una guerra, nessun destino eroico
in quei tre metri d’aria e dimenticanza.
Giovanni e la morte arrivata
senza invito, gli ha fatto la festa.
Oscura e piumata di corvi
è arrivata in silenzio,
come la pioggia inquinata
che cade su un paese distratto,
come un filo spezzato
che non chiede permesso.
Nessuna fanfara, nessuna campana,
solo l’urto secco, e il corpo
torna alla polvere prima dell’alba.
Le luminarie non erano accese,
ma già brillava la tragedia.
E la luce che doveva festeggiare
si è spenta su una strada muta.
Lo hanno visto cadere,
non l’hanno sentito gridare:
la gravità non urla, la morte,
a volte, ha mani educatissime.
Lì, tra le braccia del vuoto,
nessun angelo, solo cavi, ferri,
e il cielo che guardava da un oblò stanco.
Ora, ogni lampadina sarà un occhio,
ogni arco, una domanda.
Chi accenderà quella luce,
dovrà sapere che il suo bagliore
costa la vita di un uomo.
Ho scritto questa poesia per dare voce a chi resta, per provare, con la lingua che conosco, quella delle immagini, del cuore, delle parole, a stare accanto, anche da lontano, a chi ha amato Giovanni Faniulo. Lui è caduto in un giorno di festa. Mentre si preparava la luce, è arrivata la notte. E questo non è solo un fatto, è una ferita. Una crepa nel nostro sguardo distratto.
La poesia nasce per rompere il silenzio che spesso copre le tragedie quotidiane, quelle che non fanno notizia abbastanza a lungo. È un gesto di presenza, è la volontà di dire: “Ti abbiamo visto,
Giovanni. Anche se troppo tardi, ti vediamo ora.”; L’ho scritta per denunciare, ma senza urlare.
Perché ci sono dolori che meritano il rispetto del sussurro. L’ho scritta per accompagnare con parole che non spiegano, ma toccano chi oggi non sa come dire addio. L’ho scritta per la sua famiglia, per i colleghi, per ogni mano che sa cosa significa lavorare senza sapere se tornerà a casa. E soprattutto, l’ho scritta perché credo ancora che la poesia possa essere un atto civile. Perché anche se non possiamo fermare la morte, possiamo scegliere di non voltare lo sguardo.
Yuleisy Cruz Lezcano è una poetessa, scrittrice, attivista e professionista della salute, nata a Cuba e residente a Marzabotto, in provincia di Bologna. Laureata in Scienze Biologiche e successivamente in Scienze Infermieristiche e Ostetriche presso l’Università di Bologna, ha saputo coniugare una solida formazione scientifica con una profonda sensibilità umanistica. Attualmente frequenta un master universitario di secondo livello in Gestione della violenza in ambito sociale, sanitario ed educativo, un percorso che riflette il suo impegno attivo sul campo, testimoniato da progetti educativi itineranti finalizzati alla prevenzione della violenza sulle donne e alla promozione del rispetto e della consapevolezza emotiva.
Collabora con testate giornalistiche e riviste culturali come il Corriere Nazionale, Il Newyorkese, I love Italy News – Arte e Cultura, Masticadores, Almablog, Alessandria Today, Femminile e singolare, Arcipelago Milano, la rivista Odysseo, Nel Quotidiano News, il giornale Progetto-Radici, il blog Vento Adriatico e il Giornale Letterario del Premio Letterario Nabokov. Attraverso queste collaborazioni, la sua voce si fa interprete di una scrittura civile che intreccia poesia, denuncia sociale e riflessione umanistica, con particolare attenzione al mondo del lavoro, ai diritti delle donne e alla costruzione di relazioni autentiche ed equilibrate. È attivista impegnata nella denuncia degli
infortuni sul lavoro e nella lotta contro ogni forma di violenza, con un’azione concreta che si estende anche al mondo della scuola. Ha ideato e condotto progetti culturali e laboratori educativi dedicati all’educazione affettiva ed emozionale, come Il laboratorio delle emozioni sul sentire, esperienze di caviardage poetico e percorsi di scrittura creativa e consapevole, con l’obiettivo di sviluppare empatia, ascolto e pensiero critico tra le giovani generazioni.
Tra le sue pubblicazioni più significative si annoverano:
Di un’altra voce sarà la paura (Leonida Edizioni, 2024),
Doble acento para un naufragio (Edições Fantasma, 2023),
L’infanzia dell’erba (Melville Edizioni, 2021),
Demamah: il signore del deserto (Monetti Editore, 2019),
Inventario delle cose perdute (Leonida Edizioni, 2018),
Fotogrammi di confine (Laura Capone Editore, 2017),
Soffio di anime erranti (Prospettiva Editrice, 2017),
Credibili incertezze (Leonida Edizioni, 2016),
Due amanti noi (FusibiliaLibri, 2015),
Tracce di semi sonori con i colori della vita (Centro Studi Tindari Patti, 2014) e Pensieri trasognati per un sogno (Centro Studi Tindari Patti, 2013).
La sua opera continua a crescere e a radicarsi in un orizzonte poetico sempre più aperto al mondo, alla parola e al sentire profondo dell’umano.

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