Tela strappata di Yuleisy Cruz Lezcano

Tela Strappata

Tela strappata
Questa poesia nasce da un’urgenza: quella di non voltarsi. Ogni volta che un lavoratore muore cadendo da un’altezza, trafitto dal silenzio della sicurezza mancata, il mondo continua come se nulla fosse. Ma qualcuno resta. Resta a vivere con l’assenza, con il rumore che manca, con le mani vuote di un ritorno che non avverrà. Questi versi sono un tentativo di dare forma all’indicibile: il momento in cui tutto si spezza — non solo un corpo, ma un ordine, un equilibrio, una quotidianità. È una poesia che non pretende di consolare, ma vuole accompagnare, vuole stare accanto a chi ha amato, a chi ha perso, a chi resta ogni giorno con la sedia vuota e il nome che rimbomba. Con immagini simboliche e un linguaggio figurato, il testo restituisce la caduta non solo come tragedia personale, ma come frattura collettiva.
Questa poesia vuole essere un gesto di presenza, perché l’unico modo per non lasciarli cadere ancora, è guardare dove hanno smesso di essere visti.
Yuleisy Cruz Lezcano

 

TELA STRAPPATA (leggi la poesia)

Quando il cielo si strappa
da una tela vecchia
scivola un uomo
nell’orlo del giorno.
Nessun gridò:
il silenzio gli rubò la voce
prima che potesse salire al cielo.
Il casco fu il primo a capire,
scivolando via
come un ricordo smarrito.
Le mani cercarono l’ultima vite
nel vuoto che non aveva pareti.
Aveva in tasca l’odore del caffè
e la stanchezza piegata
in un fazzoletto.
Sul tetto, la gravità firmò il suo contratto
senza dargli il tempo di leggere.
Il vento fece da testimone muto,
trascinando via il nome dalle carte.
Sotto, il suolo lo accolse senza pietà,
come un letto rifatto per un altro.
I colleghi lo guardarono andare
senza riuscire a fermare l’orologio.
Una gru rallentò il respiro,
inchinandosi a metà preghiera.
Il cantiere tossì polvere e colpa,
poi riprese a masticare comandi.
Ma nell’aria restò un segno inciso,
come un chiodo che rifiuta il legno.
Cristian – un nome troppo umano
per essere sepolto dall’indifferenza.

Yuleisy Cruz Lezcano è una poetessa, scrittrice, attivista e professionista della salute, nata a Cuba e residente a Marzabotto, in provincia di Bologna. Laureata in Scienze Biologiche e successivamente in Scienze Infermieristiche e Ostetriche presso l’Università di Bologna, ha saputo coniugare una solida formazione scientifica con una profonda sensibilità umanistica. Attualmente frequenta un master universitario di secondo livello in Gestione della violenza in ambito sociale, sanitario ed educativo, un percorso che riflette il suo impegno attivo sul campo, testimoniato da progetti educativi itineranti finalizzati alla prevenzione della violenza sulle donne e alla promozione del rispetto e della consapevolezza emotiva.

Collabora con testate giornalistiche e riviste culturali come il Corriere Nazionale, Il Newyorkese, I love Italy News – Arte e Cultura, Masticadores, Almablog, Alessandria Today, Femminile e singolare, Arcipelago Milano, la rivista Odysseo, Nel Quotidiano News, il giornale Progetto-Radici, il blog Vento Adriatico e il Giornale Letterario del Premio Letterario Nabokov. Attraverso queste collaborazioni, la sua voce si fa interprete di una scrittura civile che intreccia poesia, denuncia sociale e riflessione umanistica, con particolare attenzione al mondo del lavoro, ai diritti delle donne e alla costruzione di relazioni autentiche ed equilibrate. È attivista impegnata nella denuncia degli
infortuni sul lavoro e nella lotta contro ogni forma di violenza, con un’azione concreta che si estende anche al mondo della scuola. Ha ideato e condotto progetti culturali e laboratori educativi dedicati all’educazione affettiva ed emozionale, come Il laboratorio delle emozioni sul sentire, esperienze di caviardage poetico e percorsi di scrittura creativa e consapevole, con l’obiettivo di sviluppare empatia, ascolto e pensiero critico tra le giovani generazioni.

Tra le sue pubblicazioni più significative si annoverano:
Di un’altra voce sarà la paura (Leonida Edizioni, 2024),
Doble acento para un naufragio (Edições Fantasma, 2023),
L’infanzia dell’erba (Melville Edizioni, 2021),
Demamah: il signore del deserto (Monetti Editore, 2019),
Inventario delle cose perdute (Leonida Edizioni, 2018),
Fotogrammi di confine (Laura Capone Editore, 2017),
Soffio di anime erranti (Prospettiva Editrice, 2017),
Credibili incertezze (Leonida Edizioni, 2016),
Due amanti noi (FusibiliaLibri, 2015),
Tracce di semi sonori con i colori della vita (Centro Studi Tindari Patti, 2014) e Pensieri trasognati per un sogno (Centro Studi Tindari Patti, 2013).
La sua opera continua a crescere e a radicarsi in un orizzonte poetico sempre più aperto al mondo, alla parola e al sentire profondo dell’umano.

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