Il Colore del casco in cantiere: tra obbligo di legge e prassi comune consolidata
Nel mondo dell’edilizia e dell’impiantistica, il casco protettivo (o elmetto) non è solo un Dispositivo di Protezione Individuale (DPI) fondamentale per la sicurezza; è anche un vero e proprio codice comunicativo visivo.
Tuttavia, esiste spesso confusione su cosa sia stabilito dalla legge e cosa sia dettato dalla prassi. La distinzione principale corre lungo il confine tra i lavori sotto tensione e il cantiere edile generico.
1. L’Obbligo Normativo: I Lavori Sotto Tensione (D.M. 442/1990 abrogato dal DM 04 febbraio 2011)
Mentre per la maggior parte delle attività non esistono colori imposti per legge, c’è un’eccezione rigorosa: i lavori su impianti elettrici alimentati con tensione tra 1.000\text{ V} e 30.000\text{ V} (Media Tensione).
Il D.M. 13 luglio 1990, n. 442, [Regolamento recante riconoscimento di efficacia di un sistema di sicurezza per lavori sotto tensione effettuati su impianti elettrici alimentati a frequenza industriale con tensione nominale di esercizio compresa tra 1.000 e 30.000 Volts.] oggi abrograto, al punto 2.1.05, codificava l’identificazione del personale per garantire che, in scenari ad alto rischio elettrico, le gerarchie siano chiare a tutti:
- Casco Rosso (o copricasco): Identifica il Preposto ai lavori. È il responsabile della conduzione operativa, colui che coordina le sequenze di sicurezza.
- Casco Giallo: Identifica l’Operatore abilitato. È il tecnico che interviene direttamente sulle parti in tensione.
- Casco Bianco: Identifica il Personale ausiliario. Coloro che supportano l’intervento senza operare direttamente sulle componenti elettriche.
In questo ambito, il mancato rispetto dei colori non è solo una disattenzione organizzativa, ma una violazione di un sistema di sicurezza riconosciuto, anche se l’inadempienza non implica nessuna sanzione.
2. La Consuetudine nei Cantieri Edili (D.Lgs. 81/08)
Per quanto riguarda i cantieri temporanei o mobili disciplinati dal Titolo IV del Testo Unico sulla Sicurezza, la situazione cambia. Non esiste una legge nazionale che imponga il bianco per l’architetto o il giallo per il manovale.
Tuttavia, la prassi consolidata (o “regola non scritta”) ha creato uno standard nazionale quasi universalmente accettato per facilitare il coordinamento:
|
Colore |
Figura Professionale |
|---|---|
|
Bianco |
Direzione Lavori, Ingegneri, Architetti, Coordinatori (CSP/CSE). |
|
Giallo |
Operai comuni, manovali e squadre di cantiere. |
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Blu |
Operai specializzati e ditte in subappalto (idraulici, elettricisti civili). |
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Rosso |
Addetti alle emergenze (primo soccorso/antincendio). |
|
Verde |
Spesso usato per i visitatori o tecnici della sicurezza. |
3. Quando la Consuetudine diventa Obbligo: Il PSC
Anche se la legge generale tace sui colori nel cantiere civile, esiste uno strumento che può renderli obbligatori: il Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC).
Se il Coordinatore per la Sicurezza decide che per quel determinato cantiere è necessario distinguere le maestranze tramite il colore dell’elmetto (per monitorare l’accesso di ditte diverse o identificare i responsabili), tale prescrizione viene inserita nel PSC. Una volta firmato e accettato dalle imprese, quel codice colore diventa vincolante per tutti i lavoratori in quel sito specifico.
Conclusione
Il colore dell’elmetto è un potente strumento di gestione del rischio. Se nel settore elettrico MT (Media Tensione) è una regola ferrea dettata dal D.M. 442/90, nel cantiere tradizionale è un linguaggio di buon senso che aiuta a capire “chi fa cosa” con una sola occhiata.
Indipendentemente dal colore, la priorità resta sempre la validità del DPI: un casco deve essere certificato UNI EN 397, privo di lesioni e non scaduto.
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