La strage silenziosa
Essere morti, forse,
è svegliarsi dal lato sbagliato
dei propri sogni.
Io ti vedo
mentre crolli senza urlo
sotto un sole che non guarda.
Il ferro ti prende come fame,
il suolo ti inghiotte con pazienza,
e nessuno ferma il tempo.
Il cantiere non ha rete,
la vigna non ha testimoni,
la sirena non suona mai prima.
Io ti vedo
mentre contano profitti
dove tu hai perso il sangue.
Le statistiche passano,
salgono come febbre
tra le bocche che fingono sorpresa.
numero e corpi
senza più un contratto,
né una voce che regga la croce.
Io ti sento
nel silenzio degli archivi,
nelle righe dei decreti senza firma,
dove la morte si archivia
con un timbro grigio e asciutto.
Io ti sento nelle mani dei tuoi figli,
nella schiena piegata di tua sorella
che ti cerca tra le viti
come se il cuore fosse
una radice da dissotterrare.
Essere vivi, forse,
è scegliere da che parte stare.
E allora parlo, grido, denuncio.
Non sono neutrale,
non posso.
Il silenzio protegge
chi costruisce trappole
di produzione e profitto,
coloro che hanno fatto del lavoro
una sentenza.
Emanuele Spada è rimasto intrappolato sotto il mezzo agricolo con cui stava lavorando a Guia di Valdobbiadene. Trovato senza vita dopo quasi 24 ore. È solo l’ultimo di una lunga scia di vittime tra trattori e attrezzature agricole.
Cresce l’allarme per la sicurezza in agricoltura.
VALDOBBIADENE, Un altro agricoltore morto nei campi. Un’altra vita spezzata nel silenzio della terra. Sabato 26 luglio, Emanuele Spada, 55 anni, è uscito per lavorare nel suo vigneto di Guia di Valdobbiadene (Treviso) e non è più tornato. È rimasto
schiacciato dal proprio escavatore agricolo durante una manovra. Il corpo è stato ritrovato solo 24 ore dopo, nella serata di domenica, dalla sorella che, non riuscendo a mettersi in contatto con lui, si è recata personalmente sul posto. Era già troppo tardi.
L’allarme è scattato intorno alle 18. Sul luogo della tragedia sono intervenuti i carabinieri di Vittorio Veneto, il Suem 118, con l’elicottero, il gruppo SAF dei vigili del fuoco e i tecnici dello Spisal. Per liberare il corpo è stato necessario sollevare l’escavatore che lo aveva travolto. Il mezzo, di proprietà dello stesso Spada, è ora al centro di accertamenti per verificare eventuali anomalie meccaniche o mancanze nei
dispositivi di sicurezza. Quella di Emanuele Spada non è una tragedia isolata. Ogni anno, decine di agricoltori italiani perdono la vita nei campi, spesso schiacciati dal trattore o da attrezzature agricole. Solo pochi giorni prima, il 21 luglio, Francesco Piccini, 63 anni, è morto nelle campagne di Pulicciano (Arezzo) a causa del ribaltamento del suo trattore su un terrazzamento. Ancora prima, Vivian Fiocchi,
42enne imprenditore agricolo, è rimasto vittima di un incidente simile a Serramazzoni. Il suo trattore con rimorchio ha perso aderenza su un pendio ed è finito ribaltato. In entrambi i casi, nemmeno l’intervento tempestivo dei soccorsi è riuscito a salvarli.
Secondo le ultime stime, oltre il 50% delle morti sul lavoro in agricoltura sono causate da ribaltamenti o incidenti legati ai mezzi agricoli. Il 10% degli operatori avrà almeno un incidente durante la sua vita lavorativa. Drammaticamente, l’80% di questi coinvolge lavoratori esperti.
Il trattore o l’escavatore possono ribaltarsi in una frazione di secondo. Basta un buco, un dislivello, una manovra brusca. Quando il centro di gravità del mezzo si sposta fuori dalla zona di stabilità, la tragedia è dietro l’angolo. Aumentano i rischi su terreni inclinati o sconnessi, spesso presenti nelle colture collinari o montane, come quella di Valdobbiadene. L’uso dei sistemi di protezione anti-ribaltamento (ROPS) e delle cinture di sicurezza è ancora poco diffuso, soprattutto nei mezzi più vecchi. E spesso, dove ci sono, vengono disattivati o rimossi per “comodità”. La realtà porta a ribadire che serve formazione, non solo esperienza. La sicurezza non può essere affidata all’esperienza individuale. Serve una formazione continua, corsi specifici sull’uso in sicurezza dei mezzi, aggiornamenti obbligatori come avviene per le
patenti professionali. Alcune regioni stanno sperimentando buone pratiche: in Emilia- Romagna esistono incentivi per la sostituzione dei mezzi obsoleti; in Piemonte, alcune aziende effettuano simulazioni mensili di emergenza con i propri operatori.
Dietro ogni statistica, c’è una persona. Una famiglia distrutta. Una comunità in lutto. Emanuele Spada, 55 anni, conosceva bene la sua terra. Ma la terra non basta conoscerla, è necessario proteggere sé stessi da ciò che si conosce troppo bene. È tempo che la sicurezza in agricoltura diventi una priorità nazionale. Non possiamo più accettare che si muoia così, da soli, in un campo. Senza testimoni, senza
colpevoli, senza memoria.
Di Yuleisy Cruz Lezcano

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